I MUSICANTI DI BREMA

Diario di lavoro… in vista del debutto, in dicembre 2018

“…il suggerimento di questa fiaba è quello di ricongiungere ed accettare vari aspetti di noi stessi: l’asino ci mette difronte alla dicotomia tra il sapere/saggezza e l’ignoranza; il cane rappresenta la fedeltà verso noi stessi, il gatto ci ricorda di non trascurare la nostra parte più istintiva e il gallo ci invita al risveglio, all’attività, alla rinascita”.

Emanuela Sonsini in ilsigarodifreud.com

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L’asino ed io.

Settembre, 4

Oggi secondo giorno di prove. Vado all’appuntamento coi colleghi d’impresa Sonia Rosati, Gino Balestrino e Annamaria Rostagny con la certezza che il lavoro sinora fatto, a livello di testo (una scrittura di alcuni mesi fa, pensata per un solo animatore), ha due nodi che sarà compito degli anim/attori risolvere in meglio: l’irruzione nella casa dei briganti e la cacciata del brigante in esplorazione, che conclude di fatto la vicenda drammatica. quest’ultimo evento, poi, nella fiaba segue un rituale che comincia col colpo di zoccolo inferto dall’asino al brigante per concludersi con il canto del gallo che l’atterrito lestofante in fuga prende per una minaccia lanciata dal giudice. I dettagli, la narrazione dei modi in cui gli animali offendono il malvagio, non sono stati previsti nel testo che ho scritto, ma potranno essere reintrodotti ora che le mani disponibili per l’animazione sono più di due. Quattro? Sei? Otto?

Di sicuro ogni giorno è un ’48!

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Prima settimana

Si tratta di creare una scena ed ho provato a fare un bozzetto, eccolo qui sotto. Semplici paraventi che si aprono a libro e raffigurano le 6 scene: la stalla di notte, lo steccato di una stradina di campagna, la spazzatura per strada, un palo della luce in pianura, la casa dei briganti e la finestra della stessa.

Una scena dipinta, insomma e anche una scena in parte animabile: l’idea di un cammino verso Brema ho cercato di rappresentarla mediante due ribaltine dei due maggiori paraventi che disegnano, una volta alzate, un declivio collinare, mentre abbattute (di 90°) in avanti, possono essere usate come parterre per i pupazzi, se mai ne avessero bisogno.
La finestra di lato, su cui ho scritto malamente a penna, è la raffigurazione della finestra che, quando non serve, scompare dietro il paravento più basso.

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Il bosco, una scena.

Tra l’estate e l’autunno. In luogo di raffigurare diversi ambienti, la scena potrebbe ricordare solo un bosco in questo tempo, e dunque chiederemo a Sonia Rosati di darci un bozzetto preparatorio, da realizzare poi su supporto ligneo.

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11 settembre.

Oggi abbiamo provato con Boris Vecchio, collega di ottime intuizioni drammaturgiche che mi auguro potrà diventare – questa  è anche una qual certa necessità – il Coach di questo duo, Gino Balestrino e il sottoscritto, sino al debutto, fornendogli così un’impronta scanzonata, ciò ch’è, in fondo, il segreto recondito, ma non troppo, del testo che ho scritto, un testo con canzoni, che, come tutti i testi con canzoni, se non è dramma lirico non può essere che scanzonato, figlio com’è di un cantastorie e declamato da un contastorie. Scanzonato, ma onesto nel dire pane al pane e vino al vino, quando se ne è capaci: qui si parrà, allora, perlomeno la nobilitate del sottoscritto, che si rende in primis responsabile dell’opera nel suo insieme. Grossa responsabilità. Fortunatamente, a parte l’onestà intellettuale e la capacità dei colleghi con cui lavoro, la fiaba dei musicanti di Brema dice già tanto, sapendo parlare dei bisogni dei più fragili, come i nostri quattro graziosi e gentili animali sono, anziani e votati a solitudine e morte, reietti di un mondo che, usatili fino alla consunzione, quando non ingrassati per farsene un’indigestione, non esita a disfarsene in maniera anche brutale.

13 settembre

Ispirato a Sandrone, il padrone dell’asilo (Sonia Rosati fecit). 
Sonia Rosati: progetto per una locandina.

Una regia.

È necessaria, quando ci si avventura in mondi inesplorati, quando gli attori, i narratori e i pupazzi desiderano avere risposta alle loro fatiche prima di incontrare il pubblico, quando desiderano verificare la tenuta di un gag e, più in generale, di un testo e degli attori che lo portano al pubblico.  Per questo – e lo chiamo Coach perché, oltre alle idee più generali che può avere un regista, ci sia anche allenatore – ho chiesto a Boris Vecchio, lo vedi  nelle due foto che seguono, di aiutarci a far nascere i Musicanti di Brema.

Boris, con Adriana Mortelliti.

21 settembre. Autunno.

Con l’autunno, ecco una domanda per l’autore del testo e per i colleghi, regista, animatore e collaboratori: come possiamo spaventare i briganti stante che possiamo contare su: una finestra come scena; la luce a giorno; una base sonora, registrata o dal vivo; una, se non due delle quattro mani degli animatori impegnata a dar vita al brigante e, per finire, i quattro pupazzi?

La prima risposta che mi do, così, tanto per animare il teatro, è di avere la finestra su una base mobile o, più semplicemente, su un piedistallo. Una finestra, però, che non sia apparsa prima e che ora venga posizionata sul centro scena a far così un siparietto, ma va detto che con la scena a giorno siamo a grattare il fondo del barile, per dire che dovremo contare, qui, sono sulle nostre capacità espressive, magari anche con l’ausilio di maschere o cos’altro ora non so).

Tutto questo è da provare.

24 settembre. “I musicanti di Brema, una commedia musicale”

Incontrarsi non è facile, più si è più lo è. Questo è risaputo, ma anche oggi ce l’abbiamo fatta, Boris e Gino e i pupazzi e il testo ed io. Movimenti scenici degli animali stabiliti, infine, per qualche momento della canzone del Gatto. In settimana vedremo di filmare parte delle prove. Non è semplice ricordare i movimenti scenici se, come il testo, non li si apprendono a memoria in una maniera che massimamente, a mio avviso, si esemplifica nella danza classica fatta di meccanica del sentimento e tradizione che, se volete, a volte è pure stereotipa, ma pur utilissima ugualmente io la trovo, visto che qui intendo, per “tradizione”, il “mestiere” di generazioni che ci hanno preceduto e da cui abbiamo, chi più chi meno, in un modo o nell’altro, appreso o creduto di aver appreso; mestiere che qui, poi, in questo spettacolo teatrale per ragazzi e non solamente, sarebbe, dovrebbe essere tramandato da due burattinai-animatori-attori, cui è richiesto di essere per sovrappiù mimi e cantanti.

1° ottobre. Primo giorno di scuola per i pupazzi musicanti. L’immagine sottostante è un link ai 4′ di questa gioiosa scenetta con cui debutta lo spettacolo…

La lunga familiarità del collega e del sottoscritto – una collaborazione iniziata nel 1989 che ha portato a diversi spettacoli assieme, tratti da Andersen o dalle storielle Yiddish, dai burattini o dalle forme della narrazione – ha permesso, il 1° ottobre scorso, di comporre in breve la scena che avete visto qui sopra linkata, eseguita in buona parte, pur se sul testo appreso, all’improvvisa. E sono, les impromptus, spassosi e veritieri. Verrà modificata, poi, nei giorni a seguire – e ne darò resoconto in seguito – dall’intervento del regista Vecchio che, togliendo qualcosa al duo Balestrino-Pagan, aggiunge qualcosa al trio Balestrino-Vecchio-Pagan. Già, perché la regia entra, come un tackle, in scena. Non è mai indolore, ma fortunatamente aggiunge. Sono dell’idea che gli assoli, estremamente difficili, per quanto belli – e penso a Dario Fo ed al suo Mistero Buffo o alla Storia della Tigre, quest’ultimo causa del mio voler far parte del palcoscenico – non sanno raggiungere il fascino dell’opera corale.

27 ottobre

In prossimità del ritorno all’ora solare, le cui conseguenze sul teatro del mondo il mattino e la sera non sono indifferenti e ci ricordano come tutto, seppur realtà, è altresì vestito dei contorni dell’illusione, i musicanti di Brema si trovano nella necessità di prendere in considerazione l’impiego di questo elemento fondamentale del mondo del teatro per disegnare, vuoi con la lavagna luminosa, vuoi con le ombre, vuoi infine con un Cartoon, la seconda e ultima parte della loro vicenda. A tale scopo Sonia Rosati entra in scena.

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